Quando arriva il momento di rinnovare un contratto di fornitura, la domanda più comune è sempre la stessa: meglio un prezzo fisso o variabile per un’impresa?

La differenza di base è semplice. Con il prezzo fisso l’azienda stabilizza il prezzo della componente energia prevista dal contratto per un determinato periodo. Con il prezzo variabile, o indicizzato, quella componente segue invece l’andamento dell’indice di riferimento indicato nell’offerta. Per l’energia elettrica, ad esempio, il mercato italiano ha come riferimento il PUN Index GME.

Per un’impresa, tuttavia, questa distinzione dice ancora poco su quale soluzione sia realmente più adatta. Il prezzo che risulterà più conveniente dipenderà anche dall’andamento futuro del mercato, che non può essere conosciuto in anticipo con certezza.

C’è però qualcosa che l’azienda può misurare già oggi: quanto le costerebbe un rialzo dell’energia e quale aumento sarebbe in grado di assorbire senza compromettere budget e marginalità.

È da qui che dovrebbe partire la scelta tra fisso e variabile.

La differenza tra prezzo fisso e variabile riguarda soprattutto l’esposizione al mercato

Con un’offerta a prezzo fisso l’impresa riduce l’esposizione alle oscillazioni del mercato sulla componente e per il periodo coperti dalle condizioni concordate. Se le quotazioni aumentano, quella quota rimane protetta; se diminuiscono, però, non beneficia del ribasso.

Con un’offerta indicizzata accade il contrario. Il prezzo segue il parametro previsto dal contratto e l’azienda rimane quindi esposta sia alle fasi di discesa sia a quelle di rialzo.

Questo è anche il motivo per cui prezzo fisso non significa bolletta completamente fissa: trasporto, gestione del contatore, oneri, imposte e altre componenti seguono logiche differenti. La stabilizzazione riguarda ciò che viene effettivamente definito dalle condizioni economiche sottoscritte.

Aspetto Prezzo fisso Prezzo variabile
Componente energia Valore stabilito per il periodo previsto Segue l’indice previsto dal contratto
Mercato in rialzo La quota fissata è protetta Il costo segue il rialzo secondo la formula contrattuale
Mercato in discesa La quota fissata mantiene il prezzo concordato L’impresa può beneficiare della diminuzione dell’indice
Prevedibilità Maggiore sulla componente coperta Dipende maggiormente dal mercato
Rischio principale Fissare il prezzo in un momento sfavorevole Subire un rialzo sulla quota rimasta esposta

La questione diventa quindi meno commerciale e più finanziaria: quanto vale per l’impresa ridurre l’incertezza sul costo dell’energia?

Prima di scegliere il contratto bisogna trasformare il rischio in euro

Parlare genericamente di propensione al rischio può essere fuorviante. Un’impresa può dichiararsi disponibile ad accettare oscillazioni di mercato, ma la valutazione cambia quando quelle oscillazioni vengono trasformate nel loro possibile impatto economico.

Un primo stress test può partire da una relazione molto semplice:

Esposizione energetica = MWh esposti al mercato × variazione del prezzo in €/MWh

Consideriamo un’impresa con un fabbisogno annuale di 8.000 MWh completamente indicizzato. I valori seguenti sono una simulazione matematica e non rappresentano una previsione sull’andamento futuro del mercato.

Scenario simulato Volume esposto Variazione del prezzo Impatto sulla componente considerata
Rialzo di 10 €/MWh 8.000 MWh +10 €/MWh +80.000 €
Rialzo di 25 €/MWh 8.000 MWh +25 €/MWh +200.000 €
Rialzo di 50 €/MWh 8.000 MWh +50 €/MWh +400.000 €

La domanda utile, a questo punto, non è più “secondo noi il mercato salirà?”. Diventa: quale di questi scostamenti potrebbe sostenere l’impresa senza compromettere il proprio budget?

Per alcune aziende 80.000 euro possono rappresentare una variazione gestibile. Per altre possono già incidere in modo significativo sulla redditività. A parità di consumo, quindi, la scelta può essere diversa.

Quanto può aumentare l’energia prima di mettere sotto pressione il budget?

Lo stress test può essere utilizzato anche al contrario.

Invece di partire da una previsione sul mercato, l’azienda può definire lo scostamento massimo del costo energetico che considera sostenibile e verificare quale movimento del prezzo sarebbe sufficiente a raggiungerlo.

Torniamo all’esempio precedente. Supponiamo, sempre a scopo puramente esemplificativo, che l’impresa stabilisca che uno scostamento superiore a 100.000 euro rispetto al budget non sia accettabile.

Con 8.000 MWh completamente esposti:

100.000 € ÷ 8.000 MWh = 12,50 €/MWh

Significa che una variazione di 12,50 €/MWh della componente considerata sarebbe già sufficiente a raggiungere il limite economico stabilito dall’azienda.

Questo dato non dice ancora quale contratto sottoscrivere. Dice però qualcosa di molto più utile: quanto è sensibile il budget aziendale alle oscillazioni del prezzo dell’energia.

La quantità di energia coperta cambia immediatamente l’esposizione

Per le imprese, fisso e variabile non devono necessariamente rappresentare due alternative assolute. Quando la struttura della fornitura lo permette, possono essere previste formule nelle quali una parte del fabbisogno viene stabilizzata mentre un’altra rimane indicizzata.

Riprendiamo gli 8.000 MWh dell’esempio e ipotizziamo uno scenario di rialzo di 25 €/MWh. Anche in questo caso le percentuali servono esclusivamente a mostrare il funzionamento del calcolo e non rappresentano quote di fixing consigliate.

Quota fissata Volume ancora esposto Impatto di +25 €/MWh sulla quota esposta
0% 8.000 MWh +200.000 €
50% 4.000 MWh +100.000 €
75% 2.000 MWh +50.000 €
100% 0 MWh 0 € sulla quota considerata

Il ragionamento funziona naturalmente anche nella direzione opposta. Se il mercato scendesse di 25 €/MWh, sarebbe la quota rimasta indicizzata a beneficiare del ribasso, mentre quella già fissata manterrebbe le condizioni concordate.

Aumentare la copertura riduce quindi l’effetto di un eventuale rialzo, ma riduce anche il beneficio ottenibile da una successiva discesa sulla quantità già protetta.

È questo il compromesso da valutare, non la ricerca astratta della tariffa “migliore”.

Non esiste una percentuale di fixing corretta per tutte le imprese

Se il 50% di copertura limita l’esposizione, perché non fissare direttamente il 100%? Perché la percentuale non può essere stabilita senza conoscere la situazione dell’impresa.

Tre variabili sono particolarmente importanti: quanto pesa l’energia sui risultati economici, quanto sono prevedibili i consumi e quanta volatilità può essere assorbita dal budget.

Profilo Problema da gestire Valutazione prioritaria
Energia molto incidente sui margini e consumi prevedibili Un rialzo può incidere direttamente sulla redditività Quanto fabbisogno rendere prevedibile
Energia molto incidente e consumi poco prevedibili Rischio di prezzo insieme a incertezza sui volumi Copertura e flessibilità della fornitura vanno valutate insieme
Energia poco incidente e buona capacità di assorbire oscillazioni La stabilità del prezzo può avere un valore inferiore Può essere sostenibile una maggiore esposizione
Margini ridotti e bassa capacità di assorbire rincari Anche variazioni limitate possono compromettere il budget Definizione preventiva del limite di rischio

Questa matrice non produce automaticamente una percentuale. Serve a evitare l’errore opposto: scegliere la copertura partendo dal mercato senza aver prima misurato la vulnerabilità dell’impresa.

Il profilo di consumo conta anche quando i MWh annuali sono gli stessi

Il volume totale è soltanto una parte dell’analisi.

Due imprese che consumano entrambe 5.000 MWh all’anno possono avere profili completamente differenti. Una produzione continua può distribuire il fabbisogno in modo relativamente regolare durante l’anno; un’azienda stagionale può concentrare gran parte dei consumi in pochi mesi; un’altra può dipendere da commesse difficili da prevedere.

Questa differenza diventa importante quando si decide in anticipo quanta energia coprire. Proteggere un volume futuro presuppone infatti di avere una ragionevole conoscenza del fabbisogno che dovrà essere gestito.

Per questo l’analisi delle curve e dello storico dei consumi dovrebbe precedere la decisione contrattuale, soprattutto nelle forniture aziendali più complesse.

Il prezzo fisso presenta anche un rischio di timing

Una copertura protegge dalla volatilità futura sulla quota fissata, ma il risultato dipende inevitabilmente anche dal momento in cui viene effettuata.

Se l’intero fabbisogno viene fissato in una sola data, una sola decisione determina il prezzo di una grande quantità di energia. Se successivamente il mercato scende, l’azienda non beneficia della diminuzione sulla quota già coperta; se sale, quella stessa decisione produce invece una protezione.

Seguire l’andamento del PUN Index GME e delle quotazioni di mercato aiuta a comprendere il contesto nel quale viene presa la decisione, ma non permette di individuare con certezza il minimo o il massimo futuro.

Il problema diventa quindi anche quanto rischio concentrare in una singola decisione di acquisto.

Il fixing progressivo distribuisce il rischio nel tempo

Quando la struttura contrattuale lo consente, una possibile modalità di gestione consiste nel distribuire le coperture su momenti differenti.

Una parte del fabbisogno può essere fissata inizialmente, lasciando il volume restante indicizzato. Successivamente possono essere effettuate ulteriori coperture in funzione delle condizioni di mercato, del fabbisogno residuo e degli obiettivi economici definiti dall’impresa.

Il fixing progressivo non garantisce di ottenere il prezzo medio più basso. Il suo obiettivo è diverso: evitare che l’intero fabbisogno dipenda dalle condizioni disponibili in un solo momento.

In altre parole, una copertura parziale distribuisce l’esposizione tra fisso e variabile; una copertura progressiva può distribuire anche il rischio di timing.

Questa gestione richiede però maggiore controllo. Bisogna conoscere quanto volume è già stato coperto, quanto rimane esposto, come sta evolvendo il fabbisogno e quale scostamento rispetto al budget l’azienda è ancora disposta ad accettare.

Il limite di rischio può essere deciso prima di guardare il mercato

Questo è probabilmente il passaggio più importante.

Se l’impresa stabilisce preventivamente quanto può permettersi che aumenti il proprio costo energetico, la valutazione delle coperture smette di dipendere esclusivamente dalle aspettative sulle quotazioni.

Riprendiamo il limite ipotetico di 100.000 euro utilizzato in precedenza.

Con 8.000 MWh esposti, una variazione di 12,50 €/MWh è sufficiente a raggiungerlo. Se invece l’impresa ha già coperto metà del fabbisogno e rimangono esposti 4.000 MWh, per produrre lo stesso scostamento sarebbe necessaria una variazione di 25 €/MWh.

Volume esposto Scostamento massimo ipotizzato Variazione necessaria per raggiungerlo
8.000 MWh 100.000 € 12,50 €/MWh
4.000 MWh 100.000 € 25 €/MWh
2.000 MWh 100.000 € 50 €/MWh

Non stiamo prevedendo che il mercato si muoverà di 12,50, 25 o 50 €/MWh. Stiamo misurando quanto dovrebbe muoversi perché venga superato un limite economico stabilito dall’impresa.

È una differenza sostanziale.

Prima del prezzo vanno controllate anche le condizioni della fornitura

La gestione del rischio non elimina la necessità di analizzare attentamente il contratto.

In un’offerta indicizzata bisogna verificare quale parametro viene utilizzato, con quale modalità viene calcolato il prezzo, quale spread viene applicato e quali altri corrispettivi sono previsti. In una proposta a prezzo fisso bisogna conoscere durata delle condizioni economiche e caratteristiche della quota effettivamente stabilizzata.

Per forniture aziendali complesse assumono inoltre importanza la gestione dei volumi, la prevedibilità dei prelievi e le specifiche condizioni negoziate.

Due offerte espresse entrambe in €/MWh possono quindi avere implicazioni economiche e contrattuali differenti. Il confronto del solo numero iniziale rischia di nascondere proprio le variabili che incidono sulla gestione futura della fornitura.

Fisso o variabile diventa una conseguenza della strategia aziendale

Per scegliere tra prezzo fisso e variabile per l’energia di un’impresa non serve necessariamente prevedere quale sarà il prezzo tra sei mesi.

È molto più utile conoscere il fabbisogno energetico, calcolare l’effetto economico di possibili variazioni, stabilire quale scostamento può essere assorbito e verificare quanto volume rimane esposto.

Da qui emerge una sequenza decisionale più concreta:

  1. misurare il fabbisogno e il profilo di consumo;
  2. calcolare l’esposizione economica alle variazioni del prezzo;
  3. definire quale scostamento è sostenibile per budget e marginalità;
  4. valutare quanta parte del fabbisogno rendere prevedibile;
  5. decidere se concentrare o distribuire nel tempo le eventuali coperture;
  6. confrontare le condizioni contrattuali realmente disponibili.

È in questo passaggio che il rinnovo della fornitura può trasformarsi in una vera attività di gestione energetica aziendale.

La domanda finale, quindi, non è semplicemente se oggi convenga maggiormente il fisso o il variabile. È quanta parte del costo energetico l’impresa vuole rendere prevedibile e quanta volatilità può economicamente permettersi.