Quando si parla di Carbon Footprint di organizzazione, molte aziende immaginano che il risultato dipenda quasi esclusivamente dai consumi di energia elettrica e gas. In realtà, durante i progetti di misurazione delle emissioni emerge spesso una situazione molto diversa: organizzazioni con consumi energetici apparentemente simili possono presentare impatti climatici profondamente differenti.

Questo accade perché la Carbon Footprint non misura soltanto l’energia utilizzata all’interno dell’azienda, ma considera tutte le attività che contribuiscono alle emissioni di gas serra, comprese quelle generate lungo la catena del valore.

Per questo motivo la Carbon Footprint di organizzazione è diventata uno strumento sempre più utilizzato nei percorsi ESG, nei processi di rendicontazione e nelle strategie aziendali orientate alla sostenibilità.

Perché due aziende con consumi simili possono avere emissioni molto diverse

Immaginiamo due aziende che consumano ogni anno la stessa quantità di energia elettrica e gas naturale.

Guardando esclusivamente le bollette si potrebbe pensare che il loro impatto ambientale sia pressoché identico. Tuttavia, quando viene costruito un inventario completo delle emissioni, la situazione può cambiare radicalmente.

La prima azienda potrebbe acquistare materie prime da fornitori locali, utilizzare trasporti su brevi distanze e avere una catena logistica relativamente semplice.

La seconda potrebbe invece importare componenti dall’estero, utilizzare trasporti internazionali e affidare parte della produzione a fornitori distribuiti in diversi Paesi.

In questo caso il consumo energetico interno rimane identico, ma le emissioni complessive possono differire in modo significativo. È proprio per questo che limitarsi ai dati energetici non consente di comprendere realmente l’impatto climatico di un’organizzazione.

Le emissioni più rilevanti spesso non si trovano dove l’azienda pensa

Molte organizzazioni iniziano il percorso di misurazione delle emissioni concentrandosi sugli elementi più immediati: energia elettrica, gas naturale e carburanti.

Si tratta di informazioni relativamente semplici da reperire perché già presenti nelle bollette energetiche o nei documenti amministrativi.

Con l’avanzare dell’analisi emergono però altre componenti che spesso vengono sottovalutate. Acquisti di beni e servizi, trasporti, logistica, rifiuti, trasferte e attività dei fornitori possono incidere in misura rilevante sul risultato finale.

È proprio questa una delle principali differenze tra una stima approssimativa e una Carbon Footprint aziendale costruita secondo metodologie riconosciute come la ISO 14064.

Per questo motivo molte organizzazioni scelgono di affiancare la raccolta dei dati ambientali a un percorso strutturato di misurazione delle emissioni aziendali, evitando di basarsi esclusivamente sui consumi energetici più evidenti.

Le cinque situazioni che modificano maggiormente il risultato finale

Nel corso del tempo la Carbon Footprint di un’organizzazione può cambiare anche senza variazioni significative nei consumi energetici interni.

Alcune decisioni aziendali hanno infatti un impatto diretto sulle emissioni complessive:

  • cambiamento dei fornitori, soprattutto quando vengono coinvolti operatori internazionali o catene logistiche più complesse;
  • apertura di nuove sedi o magazzini, che introducono nuovi consumi e nuovi flussi di trasporto;
  • modifica delle materie prime utilizzate, con differenze rilevanti nei fattori emissivi associati alla produzione;
  • aumento delle attività di trasporto, dovuto a nuove aree commerciali o mercati di esportazione;
  • esternalizzazione di processi produttivi, che sposta parte delle emissioni lungo la supply chain.

Questi elementi dimostrano come la Carbon Footprint consista effettivamente in una fotografia dinamica che riflette l’evoluzione dell’organizzazione e delle sue attività.

Gli errori più frequenti che portano a sottostimare le emissioni

Uno dei problemi più comuni nei progetti di Carbon Footprint riguarda la sottostima delle emissioni effettive.

In molti casi il problema non deriva dai calcoli, ma dalla qualità e dalla completezza delle informazioni raccolte.

Tra le criticità più frequenti troviamo:

  • esclusione involontaria di alcune attività aziendali dai confini dell’analisi;
  • dati incompleti relativi ai fornitori e alle attività esternalizzate;
  • utilizzo di fattori di emissione non aggiornati rispetto alle fonti più recenti;
  • doppio conteggio di determinate attività all’interno dell’inventario;
  • mancata verifica della qualità dei dati raccolti.

Per questo motivo la fase più impegnativa di un progetto raramente coincide con il calcolo finale. La vera complessità consiste nel reperire informazioni affidabili e trasformarle in un inventario coerente e verificabile.

Una simulazione mostra quanto può cambiare il risultato finale

Per comprendere meglio l’impatto di una raccolta dati incompleta, immaginiamo un’organizzazione che registra le seguenti emissioni annuali.

Fonte emissiva Emissioni (tCO₂eq)
Gas naturale 120
Energia elettrica 85
Flotta aziendale 40
Fornitori e trasporti 420
Totale 665

Se l’azienda considerasse esclusivamente le emissioni legate ai consumi energetici e alla flotta aziendale, dichiarerebbe circa 245 tonnellate di CO₂ equivalente.

L’inclusione delle emissioni associate a fornitori e trasporti porta invece il totale a 665 tonnellate.

La simulazione non rappresenta un caso reale, ma evidenzia una dinamica frequente: le emissioni più significative non sempre coincidono con quelle più visibili.

La Carbon Footprint è diventata uno strumento di gestione oltre che di rendicontazione

In passato il calcolo delle emissioni era spesso percepito come un’attività destinata esclusivamente ai report ambientali. Oggi la situazione è cambiata.

Le informazioni raccolte vengono utilizzate per valutare rischi operativi, individuare opportunità di efficientamento, supportare strategie ESG e migliorare il dialogo con clienti, investitori e istituti finanziari.

La Carbon Footprint viene inoltre integrata sempre più spesso nei percorsi di reporting di sostenibilità e nelle attività di riduzione delle emissioni aziendali, trasformandosi da semplice indicatore ambientale a vero strumento decisionale.

Misurare le emissioni porta a comprendere come funziona l’organizzazione

La Carbon Footprint di organizzazione non serve soltanto a quantificare tonnellate di CO₂ equivalente.

Il suo valore principale consiste nella capacità di rendere visibili dinamiche che spesso rimangono nascoste all’interno dei processi aziendali. Fornitori, logistica, acquisti e scelte operative possono incidere sull’impatto climatico molto più di quanto si immagini osservando soltanto i consumi energetici.

Per questo motivo le organizzazioni che misurano correttamente le proprie emissioni non ottengono soltanto un dato da inserire in un report. Ottengono una conoscenza più approfondita della propria struttura operativa e una base concreta per definire strategie di sostenibilità realmente efficaci.

Ti serve un aiuto nella misurazione della carbon footprint della tua azienda? Contattaci senza impegno!